Siciliainbocca Prati: l’anima della Sicilia tra sapori autentici, vini dell’isola e design d’autore nel cuore di Roma

Un ristorante che unisce tradizione e contemporaneità, con una proposta gastronomica e una cantina tutta da scoprire

C’è un angolo di Sicilia nel cuore elegante di Roma. Non è solo un ristorante, ma un vero presidio di gusto e identità enologica: è Siciliainbocca, dove ogni piatto ha il profumo del mare e ogni vino racconta un lembo d’isola. Un luogo che ha fatto scuola nella Capitale e che oggi si rinnova, portando con sé tutto il calore della tradizione e la bellezza di una nuova casa firmata design. Dopo oltre 25 anni, il celebre ristorante si è trasferito nella nuova sede a Prati in via Giuseppe Ferrari 6/10, aprendo un nuovo capitolo di gusto e stile. Alla guida Azzurra Certo, figlia del fondatore Enzo. che ha voluto trasformare il ristorante di famiglia in un’esperienza gastronomica e sensoriale ancora più immersiva. Il progetto di ristrutturazione è firmato dal team siciliano di UZISA Hospitality Design, che ha portato a Roma un concept raffinato e identitario, capace di far dialogare tradizione mediterranea e visione contemporanea.

Un design che parla siciliano 

Entrare nella nuova sede di Siciliainbocca Prati è come varcare la soglia di una dimora nobile di Sicilia, ma con un tocco cosmopolita e contemporaneo che affascina e conquista al primo sguardo. Ogni ambiente è curato fin nel minimo dettaglio e possiede un’anima precisa, riconoscibile, capace di raccontare storie senza bisogno di parole. Le cementine artigianali che vestono i pavimenti rievocano le case del Sud, quelle autentiche, vissute, dove ogni piastrella ha un passato. Le ceramiche calatine, gli inserti a parete e le carte da parati artistiche, diverse da sala a sala, trasformano il ristorante in un piccolo scrigno da scoprire passo dopo passo, come in un viaggio. Simboli forti della tradizione, come le teste di moro di Caltagirone, si mescolano con eleganza a linee pulite e arredi sofisticati, creando un dialogo perfetto tra memoria e modernità.

Ma è la struttura stessa a sorprendere: archi in stile arabo collegano gli ambienti, regalando un senso di continuità calda e sinuosa, mentre dal soffitto scendono lampade sospese e colorate, che diffondono una luce avvolgente, morbida, quasi domestica. Ogni dettaglio, ogni angolo, sembra concepito per evocare il calore dell’ospitalità mediterranea, con quella leggerezza e quella potenza estetica che rendono il ristorante indimenticabile non solo al palato, ma anche agli occhi e all’anima.

Il risultato è un luogo che non replica la Sicilia, ma la evoca con grazia e rispetto, trasportando idealmente il cliente in un viaggio multisensoriale. Il profumo del mare, i colori del sole, le geometrie moresche, l’eleganza delle ville dell’entroterra… tutto convive armoniosamente in uno spazio che emoziona e invita a restare. Un posto che resta impresso nella mente – e nel cuore – proprio come fanno i paesaggi più belli della Trinacria.

Un calice di Sicilia nel cuore di Roma

Un viaggio enologico tra Etna, Marsala e bollicine vulcaniche. A guidare questa narrazione sensoriale è Carmine Agrillo, resident sommelier e raffinato interprete del vino siciliano.

“La nostra carta dei vini segue lo stesso principio del menu: massima fedeltà alla Sicilia. Abbiamo circa 100 etichette rigorosamente isolane, con un focus particolare sull’Etna, tanto da suddividerli per versante: nord, est e sud, come indicato nella DOC,” spiega Agrillo, con l’entusiasmo di chi ama profondamente la propria terra.

Ed è proprio dal vulcano che parte il viaggio in carta: tra le bollicine raffinate del Murgo Brut Metodo Classico – elegante espressione di Nerello Mascalese con profumi di cedro e crosta di pane – e i bianchi minerali come l’Etna Bianco Superiore di Federico Curtaz, profondo, complesso, quasi tattile per la sua sapidità.

Ma non si vive di Etna soltanto. “Puntiamo moltissimo anche sul Marsala, che considero il più grande vino liquoroso italiano. È un nobile decaduto, e noi vogliamo restituirgli la dignità che merita,” racconta Agrillo. In carta, oltre alle diverse tipologie di Marsala, si trovano anche passiti di PantelleriaMalvasie delle Lipari e chicche da veri intenditori.

Tra le etichette più amate dai clienti, spiccano nomi che raccontano l’identità contemporanea del vino siciliano: Kiké di Fina, aromatico e avvolgente, o il seducente Nerello Mascalese Rosé di Fazio, con note di fragolina di bosco e una beva irresistibile, perfetto per l’aperitivo estivo o in abbinamento ai crudi di mare. “È uno dei nostri best seller d’estate: fresco, dissetante, ma mai banale.”

E poi c’è il capitolo delle bollicine: dalla vivacità del Bianco di Nera di Milazzo, spumante vinificato in bianco da uva nera, alle interpretazioni metodo Charmat extra dry di Fazio – ideali per aprire la cena con leggerezza e stile.

A questi si affiancano gli “intrusi”, una selezione speciale di 10-12 etichette “forestiere” – come le definisce con affetto Agrillo – che fanno capolino fuori dal territorio siciliano. “Ho scelto personalmente i migliori vini delle loro denominazioni. Un grande Fiano, un Riesling verticale, un Timorasso che sa emozionare. Vini che condividono con i siciliani freschezza e identità. Sono intrusi, sì, ma con un passaporto di qualità.”

La carta, in continua evoluzione, sfiora le 120 etichette complessive. Oltre ai siciliani e agli intrusi, non mancano alcune bollicine d’Oltralpe selezionate, tra cui una piccola collezione di Champagne artigianali. “A giugno abbiamo avuto come ospite una vigneron champenoise che produce appena 25.000 bottiglie. Ci ha raccontato la sua terra, la sua vigna, la sua visione del vino. Una serata indimenticabile.”

Già, perché da Siciliainbocca non si viene solo per cenare, ma per vivere vere esperienze. Ogni mese – fatta eccezione per l’estate e le festività – il ristorante ospita degustazioni tematiche, incontri con i produttori, verticali e monografie su vitigni simbolo dell’isola. “Studiamo anche menu ad hoc in abbinamento, fuori carta, pensati appositamente per esaltare le caratteristiche del vino ospite. Io assaggio prima, il nostro chef Michele Grippo crea il piatto: dev’essere un vero matrimonio di gusto.”

Per l’autunno sono già in cantiere tre eventi speciali, tra settembre e novembre, con grandi vigneron – “alcuni siciliani, altri no, ma tutti con storie da raccontare e bottiglie da ricordare” – anche se i dettagli restano, per ora, top secret.

Intanto, tra i calici che raccontano di lava, brezza marina e vendemmie eroiche, Carmine Agrillo continua a coltivare con passione il sogno di una Sicilia da bere. Un sogno che, da Siciliainbocca, si realizza ogni sera, sorso dopo sorso.

In primo piano: le etichette consigliate

VinoCantinaNote distintive
Murgo BrutMurgo (CT)Spumante Metodo Classico, fiori bianchi, mineralità vulcanica 
Nerello Mascalese RoséFazio (TP)Extra Dry, fragole, amarene, note saline 
Cerasuolo di Vittoria DOCGBlend Nero d’Avola/Frappato, ciliegia, prugna, ricchezza strutturale 
ChardonnayTasca d’AlmeritaBarrique, eleganza “borgognona”
Monreale GrilloGiallo paglierino, profilo sapido e armonico 
Eloro Nero d’AvolaRosso rubino intenso, vinosità tipica 

Una storia di famiglia

Nato nel 1999 da un’idea di Enzo Certo, Siciliainbocca ha saputo imporsi come uno dei primi e più autentici ristoranti siciliani a Roma. Tutto è cominciato con le cene tra amici, organizzate da Enzo con i sapori della sua Messina: involtini di pesce spada, caponata, salsicce al finocchietto. Nel tempo, da venti coperti iniziali, il locale è cresciuto fino a diventare un riferimento. Dopo la scomparsa del padre, Azzurra ha raccolto il testimone, mantenendo saldo il legame con la tradizione ma con lo sguardo sempre aperto all’innovazione. “Resistere 25 anni a Roma non è facile. Sentivo il bisogno di fare qualcosa di nuovo e bello, dove si mangiasse bene ma anche in un posto che emoziona”, racconta.

Sicilia all day long

Oggi il ristorante si arricchisce con un banco pasticceria e take away, per vivere il gusto dell’isola tutto il giorno: dalla colazione con granite e cannoli, all’aperitivo con arancini e panelle, fino alla cena tra vini dell’Etna e piatti iconici. Il tutto nel rispetto della cucina siciliana ortodossa, senza compromessi. “Da noi non trovi mozzarella o prosciutto, ma sapori veri, evoluti ma fedeli a se stessi”, precisa Azzurra. Anche il nome del ristorante è speciale: ispirato a un libro di ricette della nobildonna Franca Colonna Romano, mentre il logo – un sole sorridente – è un omaggio del pittore Ciccio Contraffatto, nipote del celebre Francesco Contraffatto.

Siciliainbocca Prati si conferma un viaggio di gusto e bellezza, dove la Sicilia si vive prima ancora che si assaggi.

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