Vendemmiare a Rosewood Castiglion del Bosco: esperienza immersiva tra vino, natura e storia

Ogni settembre, quando l’aria si fa più tersa e i vigneti della Val d’Orcia si tingono di sfumature dorate, a Rosewood Castiglion del Bosco prende vita una delle esperienze più affascinanti che si possano vivere in Toscana: la vendemmia. Non un semplice momento agricolo, per carità, ma un rito antico che qui si trasforma in un viaggio sensoriale tra tradizione, lusso e convivialità.

Gli ospiti della tenuta vengono guidati tra i filari di Sangiovese, cuore pulsante del Brunello di Montalcino, con il cestino in mano e le forbici pronte. La raccolta manuale, fatta di gesti semplici e genuini, permette di riscoprire il legame diretto con la terra. Dopo il lavoro tra le viti, arriva il momento più gioioso: la pigiatura tradizionale, spesso a piedi nudi, che riconnette con una dimensione giocosa e autentica.

L’esperienza prosegue in cantina, dove si assiste al processo di vinificazione e si imparano i segreti che trasformano l’uva in Brunello. Non manca, naturalmente, la degustazione guidata, che permette di confrontare annate e cru della tenuta, accompagnate da specialità toscane preparate dallo chef.

Parte del circuito Rosewood Hotels & Resorts, Castiglion del Bosco non è solo un resort di lusso, ma un borgo millenario immerso nel cuore della Val d’Orcia, Patrimonio UNESCO. Fondato nel XII secolo, custodisce ancora oggi le vestigia di un castello medievale, una chiesetta affrescata e un piccolo villaggio contadino trasformato in eleganti suite e ville private.

Accanto alla dimensione storica, la tenuta vive di natura e paesaggi: 2.000 ettari di boschi, vigneti e campi coltivati disegnano un mosaico toscano autentico, con scorci che sembrano dipinti. E poi c’è il vino: con oltre 60 ettari di vigneto e una cantina d’autore firmata dall’architetto Renzo Piano, Castiglion del Bosco è un punto di riferimento per gli appassionati di Brunello di Montalcino in tutto il mondo.

Partecipare alla vendemmia qui non significa solo raccogliere grappoli, ma immergersi in un’atmosfera di festa, di condivisione e di rispetto per la terra. È un modo per vivere la Toscana non da spettatori, ma da protagonisti, portando con sé il ricordo di un gesto antico che diventa emozione contemporanea.

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