Vinitaly sbarca a New York, 2.500 etichette per far crescere vino e turismo

La terza edizione americana riunisce 300 espositori e affianca agli incontri commerciali il confronto con chi organizza viaggi in Italia. Caramanna: «Un percorso strategico che unisce vino e territorio»

Al Pier 36, 300 espositori e 2.500 etichette. Il debutto nella città americana affianca export, formazione ed enoturismo. Caramanna: «Un percorso strategico che unisce vino e territorio».

Trecento espositori, 2.500 etichette e un obiettivo che riguarda tanto le bottiglie quanto i viaggi: rafforzare la presenza del vino italiano negli Stati Uniti e trasformare l’interesse per le denominazioni in visite ai territori di produzione. Vinitaly.USA debutta a New York il 26 e 27 ottobre 2026, al Pier 36 di Manhattan, dopo le prime due edizioni a Chicago. Organizzata da Veronafiere con ITA-Italian Trade Agency, la manifestazione arriva all’apertura con oltre mille buyer preregistrati e operatori attesi da 35 Paesi, compresi tour operator specializzati nell’enoturismo. 

«La promozione della nostra Nazione all’estero passa dal racconto autentico delle nostre eccellenze. Qui al Vinitaly negli Stati Uniti inauguriamo un percorso strategico che unisce vino e territorio, pilastri della nostra identità nazionale», dichiara all’inaugurazione Gianluca Caramanna, deputato di Fratelli d’Italia e consigliere del ministro del Turismo per i rapporti istituzionali.

«I prodotti locali non hanno solo un valore culturale, ma accendono nei buyer e nei consumatori la curiosità di visitare i luoghi d’origine. Questo legame è una leva formidabile per l’enoturismo e per la valorizzazione delle aree interne, delle comunità rurali e delle parti meno conosciute d’Italia. Siamo a New York per ribadire la forza di questo binomio», aggiunge Caramanna. 

Il mercato da raggiungere resta ampio. Secondo l’Osservatorio UIV-Vinitaly, negli Stati Uniti 35 milioni di persone consumano vino italiano, su quasi 90 milioni di consumatori abituali di vino. Gli organizzatori individuano quindi un bacino potenziale di oltre 50 milioni di persone che già bevono vino e rappresentano un pubblico da raggiungere per le produzioni italiane. È una stima delle opportunità commerciali, non una previsione di nuovi clienti. «New York è una porta d’accesso strategica all’intero mercato americano», sottolinea il presidente di ITA (Italian Trade Agency), Matteo Zoppas. 

La fiera si apre mentre le esportazioni mostrano un recupero da leggere con attenzione. Sui dati provvisori europei elaborati dall’Osservatorio UIV, nel terzo trimestre 2026 le spedizioni italiane verso gli Stati Uniti crescono di quasi il 17% in valore e del 6,6% in volume rispetto allo stesso periodo del 2025. Il prezzo medio sale del 9,5%. Nei primi nove mesi, tuttavia, il valore cumulato resta in calo del 6%, a 1,27 miliardi di euro. I rossi guidano il rimbalzo estivo, con un incremento del 33% in valore. 

Lamberto Frescobaldi, presidente di Unione Italiana Vini, invita alla prudenza: «Per parlare di normalizzazione del mercato bisogna aspettare». Le vendite dei distributori ai punti vendita, misurate da SipSource, segnano ancora un meno 5,3% da inizio anno per i vini italiani. Frescobaldi attribuisce il recupero delle spedizioni soprattutto alla ricostituzione delle scorte americane. Per le cantine, dunque, gli ordini in ripresa non certificano ancora una ripartenza dei consumi finali. 

Questa distanza tra importazione e consumo attraversa il programma professionale. Il confronto organizzato da ITA (Italian Trade Agency) riunisce, tra gli altri, Bill Terlato, presidente e ceo di Terlato Wine Group, Matteo Lunelli, amministratore delegato del Gruppo Lunelli, Tim Marson MW di Wine.com e il Master Sommelier Bobby Stuckey, fondatore di Frasca Hospitality Group. Un altro incontro mette i produttori davanti ai sommelier che orientano gli acquisti della ristorazione, fra cui Laura DePasquale di Southern Glazer’s Wine & Spirits e Jim Bube del gruppo Hogsalt. Il tema è concreto: ottenere distribuzione e trovare spazio nelle carte dei vini richiedono interlocutori e competenze differenti. 

Al Pier 36 si ritrovano denominazioni con notorietà internazionale e produzioni che cercano maggiore visibilità. Partecipano i consorzi di Asti DOCG, Brunello di Montalcino, Prosecco DOC, Sicilia DOC, Lugana DOC, Delle Venezie DOC e Vini dell’Elba. Il catalogo ufficiale comprende Ferrari, Bellavista, Gruppo Mezzacorona, Donnafugata, Cusumano e Passopisciaro. Nel Lazio figurano Famiglia Cotarella, Marco Carpineti, De Sanctis e Villa Simone. L’Umbria è rappresentata, fra gli altri, da Antonelli, Goretti, Scacciadiavoli e Terre de la Custodia.


Montalcino porta il proprio consorzio e una presenza aziendale che comprende Frescobaldi, Donatella Cinelli Colombini, San Polo e Il Poggione. La partecipazione passa anche attraverso le reti commerciali statunitensi: Donatella Cinelli Colombini con Banville Wine Merchants, Il Poggione con Terlato. «È fondamentale essere presenti sul mercato anche in questi momenti più difficili», afferma il presidente del Consorzio del Brunello, Giacomo Bartolommei, spiegando la scelta di tornare negli Stati Uniti con uno spazio istituzionale e collettivo. 

Il Brunello offre un esempio preciso di quanto conti spiegare il prodotto. Il disciplinare prevede Sangiovese, una resa massima di 80 quintali d’uva per ettaro e almeno due anni di affinamento in rovere. Il passaggio in bottiglia dura almeno quattro mesi, sei per la Riserva. Sono elementi utili per raccontare al compratore i tempi produttivi e le differenze fra tipologie, prima ancora delle caratteristiche della singola annata. 

La Sardegna partecipa con una collettiva di 22 aziende curata dall’Agenzia Laore. Tra i nomi ci sono Antichi Poderi Jerzu, Pusole, Mesa, Fradiles, I Garagisti di Sorgono e Su’Entu. Alla promozione commerciale si affianca la masterclass guidata da Stephanie Johnson DipWSET, dedicata ai vitigni autoctoni e al rapporto fra terroir e identità dell’isola. Un’impostazione che dà spazio alle differenze territoriali all’interno della stessa regione. 

Il Friuli Venezia Giulia sviluppa questo approccio attraverso degustazioni dedicate al Pinot Grigio di pianura e di collina, al Sauvignon e ai vini ramati. Il programma ERSA mette a confronto paesaggi e stili, dall’Adriatico alle aree di confine. Fra le aziende presenti, Il Roncal annuncia una selezione basata su sei varietà: Pignolo e Schioppettino per i rossi, Ribolla Gialla, Friulano, Sauvignon e Pinot Grigio per i bianchi. La cantina ha sede a Cividale del Friuli e descrive una proprietà di 20 ettari terrazzati sulla collina di Montebello. 

La formazione affronta anche il potenziale di evoluzione dei bianchi italiani. Commonwealth Wine School propone un confronto fra sei vini di tre produttori, centrato sul tempo e sul valore delle bottiglie da conservare. Wine Enthusiast firma una sessione sul Metodo Classico, mentre International Wine Center e Vinitaly International Academy confrontano i metodi di degustazione alla cieca. Sono appuntamenti inseriti nel wine2wine Vinitaly Business Forum, arrivato alla tredicesima edizione, con oltre venti sessioni fra mercato, formazione ed enoturismo. 

Il passaggio dalla degustazione al viaggio ha già un peso nei conti delle imprese. ENIT indica per l’enoturismo italiano un fatturato stimato di 3,1 miliardi di euro. Nel rapporto Nomisma Wine Monitor-UniCredit presentato a Vinitaly 2026 e richiamato dagli organizzatori di wine2wine, l’attività enoturistica vale in media il 21% del fatturato delle cantine analizzate nel 2025. Accogliere visitatori entra quindi nella gestione economica dell’azienda, con servizi e professionalità da organizzare insieme alla produzione. 

Gli Stati Uniti rappresentano un bacino rilevante anche per il turismo. Secondo le elaborazioni ENIT su dati Banca d’Italia, nel primo semestre 2026 i viaggiatori americani in Italia sono stati 1,9 milioni, con oltre 17,7 milioni di pernottamenti e una spesa cresciuta del 7,5% rispetto allo stesso periodo del 2025. Nella categoria specifica delle vacanze a motivazione enogastronomica, il 2025 registra 30 mila viaggiatori statunitensi, il doppio dell’anno precedente, per 42,3 milioni di euro di spesa. Questo indicatore riguarda la motivazione del viaggio, non l’insieme degli americani che durante una vacanza partecipano a una degustazione. 

A New York il confronto coinvolge chi costruisce e vende quegli itinerari. Nel panel sulle scelte dei viaggiatori americani figurano Cristina Mariani di Banfi, Riley Pearce di Backroads e Seth Snider, cofondatore di Your Private Italy, insieme a Susan Kostrzewa. Il programma del 27 ottobre affronta poi il lavoro necessario per inserire una cantina nei circuiti internazionali: l’incontro moderato da Sara Magro mette al centro le esigenze di tour operator, gruppi alberghieri, compagnie di crociera e specialisti del viaggio di lusso. La discussione riguarda la prenotazione e la gestione delle esperienze, insieme alla loro integrazione negli itinerari. 

Per una destinazione del vino, la conseguenza operativa è chiara: la qualità della visita va accompagnata da informazioni che consentano al professionista di costruire il viaggio. Durata dell’esperienza, lingue disponibili, capacità di accoglienza, collegamenti e condizioni di prenotazione sono aspetti da rendere leggibili già al momento della proposta. È la traduzione pratica del tema affrontato dal forum, che collega il valore enologico di una cantina alla sua effettiva organizzazione turistica. 

In questa direzione si inserisce il nuovo hub editoriale ENIT dedicato all’enoturismo, in italiano e in inglese, al centro dell’appuntamento del 27 ottobre con l’amministratrice delegata Ivana Jelinic e Gianluca Caramanna. Il progetto raccoglie l’offerta dei territori per renderla consultabile dagli operatori. Sul sito ENIT le schede regionali collegano il vino alle esperienze culturali, gastronomiche e nella natura. La stessa analisi dell’ente richiama due difficoltà operative delle cantine: la disponibilità di personale e il tempo da destinare ai servizi di accoglienza. 

L’impegno annunciato da Caramanna guarda agli appuntamenti successivi: «Questa è solo la prima tappa: nei prossimi mesi continueremo a promuovere la nostra Nazione attraverso la ricchezza dei suoi territori».

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